Cronache da un mercato dove le offerte arrivano via PEC, via passaparola e via Estremo Oriente, ma lo stadio non arriva per nessuna via. Scritto satirico. Personaggi, luoghi e fatti narrati nell'ultima parte sono di pura fantasia: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale.
Cari tifosi, cari concittadini, cari operatori finanziari improvvisati, vi scrivo per annunciarvi con orgoglio che Enna, dopo secoli di onorata storia, ha finalmente la sua Borsa Valori. Non ha uno stadio, ma ha una Borsa. Le priorità, si sa, sono importanti. Il titolo più scambiato del listino è, neanche a dirlo, l'Enna Calcio. E io, che della società sono il presidente, ho il privilegio di assistere in prima fila a un fenomeno che nemmeno i manuali di economia avevano previsto: la quotazione a geometria variabile, dove il valore di un titolo sportivo dipende da chi lo racconta, da dove lo racconta e soprattutto da quanti bicchieri ha già bevuto quando lo racconta.
Seduta di apertura: 40.000 euro, via PEC Tutto comincia con una PEC. Una vera, certificata, con tanto di ricevuta di consegna. Un consulente mi comunica che un gruppo di imprenditori è pronto a rilevare il titolo dell'Enna Calcio per la considerevole cifra di 40.000,00 euro.
Chi siano questi imprenditori non è dato sapere. Il consulente li rappresenta con la stessa riservatezza con cui un agente segreto protegge l'identità della fonte. Sono ignoti. Anonimi. Forse timidi. Ma la PEC c'è, e in questa città una PEC è già un atto di coraggio imprenditoriale.
Seduta pomeridiana: 80.000 euro, via bar Non faccio in tempo a leggere la ricevuta di consegna che in città comincia a circolare una voce: c'è un'altra offerta, da 80.000,00 euro. Il doppio! Il mercato è in pieno rialzo! C'è solo un piccolo dettaglio tecnico: questa offerta non è mai arrivata. Né via PEC, né via raccomandata, né via piccione viaggiatore. Esiste esclusivamente nell'etere ennese, tra un caffè in piazza e un aperitivo al Belvedere, dove, si sa, l'aria è più rarefatta e le cifre lievitano come il pane di casa.
Gli analisti la classificano come "offerta vociferata", strumento finanziario tipico della piazza locale: altissimo rendimento verbale, liquidità pari a zero. Seduta serale: l'Indonesia chiama Milano Ma il vero colpo di scena arriva a Milano, presso la segreteria della mia società di lavoro interinale. Una telefonata, un'email, un interesse concreto: un gruppo indonesiano è disposto a rilevare l'Enna Calcio.
A una sola, piccola, trascurabile condizione: che venga realizzato il terzo polo calcistico, insieme al CUS, nell'area della zona F di Dittaino che il nostro gruppo aveva già individuato. E, già che ci siamo, il gruppo confessa di essere interessato soprattutto alla Kore di Enna. Ricapitolando: gli indonesiani vogliono comprare la squadra, ma solo se si costruisce un polo sportivo, e in realtà sono interessati all'università.
È come entrare in una concessionaria per comprare un'utilitaria, a condizione che vi costruiscano un'autostrada, perché in fondo vi interessa l'autogrill. Devo ammettere che, tra le tre offerte, è l'unica con una visione industriale. Il problema è che la visione è talmente ampia che dentro non ci entra più il calcio. Intanto, lo stadio E mentre la Borsa dell'Altopiano vive la sua febbre speculativa, c'è un dettaglio che nessun listino riporta: a Enna manca lo stadio. Non che non ci siano lavori, per carità.
Allo stadio Gaeta si lavora alacremente: un bel nuovo impianto di illuminazione, una bella rete di recinzione. Tutto luccicante, tutto moderno. E, avvolti non solo dalla nebbia ma anche da un po' di fumo negli occhi, c'è chi in città comincia a chiedersi cosa, esattamente, debbano illuminare quei fari. Perché in piazza si vocifera (e ormai sapete quanto valgono le voci da queste parti, almeno 80.000 euro l'una) che quei riflettori potrebbero un giorno fare luce non su un calcio d'angolo, ma su un bel cantiere.
Magari per un grazioso centro commerciale a fruizione della comunità e, soprattutto, delle residenze universitarie. Io, sia chiaro, non affermo nulla: riferisco chiacchiere da bar, che nella Piazza Affari di Enna sono l'unica merce sempre disponibile. Mi limito a osservare che sarebbe la prima volta nella storia dello sport che si illumina un campo prima di sapere se ci giocherà qualcuno. Di solito si fa il contrario.
Tutto torna: il racconto dell'Innominato E a questo punto, come direbbe un celebre commissario di romanzo quando i conti cominciano a tornare, tutto acquista un senso. Mi torna alla memoria un racconto che mi fu fatto una sera di nebbia fitta, di quella che a Enna non ti lascia vedere nemmeno la punta delle scarpe. Protagonista era un personaggio che nel paese immaginario di Castrocerere tutti chiamavano l'Innominato.
Non perché avesse fatto chissà cosa, ma perché nessuno si ricordava mai come si chiamasse, e lui se ne offendeva moltissimo. Questo Innominato, un giorno, mi guardò fisso e mi disse, con la serietà di un notaio al rogito: «A me del calcio non interessa niente. Non so da quanti anni non vedo una partita.» Lì per lì pensai che scherzasse. Oggi capisco che era, come si dice, una visione programmatica. Che poi, a onor del vero, il racconto dice che l'Innominato le sue passioni le aveva, eccome.
Gli piacevano le corse automobilistiche, quelle che rombano attorno ai laghi; gli piaceva la pastasciutta partigiana, quella che si mangia a fine luglio con il sugo e con la memoria; e gli piacevano le feste di partito, con le bancarelle e la musica. Solo che, si raccontava in paese, il suo partito della falce e martello, per una di quelle disavventure che capitano solo nei romanzi, non gli aveva mai voluto dare né la falce né il martello. Gli avevano lasciato, pare, soltanto il manico. E con il manico, si sa, non si miete e non si inchioda: al massimo si gesticola. Ma questa è letteratura, e la letteratura, come la nebbia, a Enna si alza e si abbassa quando vuole lei.
Conclusioni del Presidente
Riassumo per i piccoli risparmiatori: il titolo dell'Enna Calcio vale 40.000 euro via PEC, 80.000 euro via bar e un polo universitario via Indonesia. Lo stadio, invece, non ha quotazione: è stato sospeso dalle contrattazioni per eccesso di illuminazione. Io, dal canto mio, continuerò a fare ciò che un presidente deve fare: tenere in vita una squadra che ha una tifoseria, una storia e una città alle spalle. Anche quando, a quanto si dice, la città guarda altrove. E lo fa con i fari accesi. Con immutata passione e con un filo di ironia, che a Enna è l'unico bene rifugio che non si svaluta mai, Giancarlo Travagin Giornalista satirico nonché Presidente dell'Enna Calcio




