Enna, 27 ottobre 2026 – Con orgoglio comunichiamo alla cittadinanza che Enna ha conquistato un nuovo primato nazionale. Non in classifica, quello sarebbe banale, ma in geografia: è l’unica città d’Italia la cui squadra di Serie D gioca le partite casalinghe a Niscemi. Un’intuizione rivoluzionaria che unisce sport, turismo e chilometraggio. Gli ennesi, che un tempo andavano allo stadio a piedi, oggi hanno scoperto il fascino della trasferta domenicale obbligatoria. Si ringrazia l’Amministrazione per averli tenuti in movimento: fa bene alla salute.
Il silenzio d’oro (e di marmo). Abbiamo scritto, telefonato, protocollato, appellato, chiarito, richiarito. Mancava solo il piccione viaggiatore, ma temiamo sia stato dirottato anche lui. In risposta, il primo cittadino ha messo in campo una tattica che nessun allenatore aveva mai osato: il catenaccio comunicativo totale. Zero dichiarazioni, zero risposte, zero tiri in porta. Un silenzio così assordante che a Palazzo di Città pare abbiano dovuto installare i pannelli fonoassorbenti. Proponiamo sin d’ora di intitolargli la tribuna centrale del “Gaeta”: tanto è chiusa, nessuno disturberà.
La parola data, questa misteriosa sconosciuta. Gli accordi c’erano, le promesse pure, le strette di mano abbondavano. Poi, come spesso accade nel calcio dilettantistico e nella politica professionistica, la parola data è finita sul mercato degli svincolati. Nessuno sa dove sia andata: c’è chi giura di averla vista in panchina, chi sostiene sia stata ceduta in prestito secco a un’altra cordata. Intanto il saldo del contributo comunale per il progetto dei giovani viaggia verso la Società con la velocità di una pratica allo sportello il venerdì pomeriggio alle 13:59.
Lo stadio “Generale Gaeta”: il generale c’è, l’esercito no. Chiuso per lavori. Quali lavori, fino a quando, con quale cronoprogramma? Domande indiscrete, evidentemente. Lo stadio è diventato un’opera d’arte concettuale: si contempla da fuori, si immagina dentro, non si usa mai. Un’installazione che a Venezia vincerebbe la Biennale; a Enna, invece, fa perdere solo le domeniche.
I salvatori in pectore (e soprattutto in pectore restano). Nei corridoi del potere locale fioriscono i salvatori della patria calcistica: progetti sussurrati al bar, cordate gradite, nomi graditissimi, piani strategici scritti, pare, sul retro di uno scontrino. Proposte serie, firmate, vincolanti, con garanzie bancarie e un briciolo di fantasia? Non pervenute. Del resto salvare una squadra a chiacchiere ha i suoi vantaggi: non costa nulla, non si firma nulla e, se va male, la colpa è sempre di qualcun altro.
Il colpevole perfetto. E infatti il qualcun altro è stato individuato: il sottoscritto. Scelta audace e originale, perché si tratta dell’unico che finora ha messo mano al portafoglio, pagato i debiti ereditati dalle gestioni precedenti, garantito di tasca propria alloggi, stipendi e trasferte. Un po’ come accusare il pompiere dell’incendio mentre chi teneva il fiammifero commenta dagli spalti. Spalti vuoti, peraltro: lo stadio, come detto, è un’opera concettuale.
Sulle voci, le insinuazioni e le fantasiose ricostruzioni fatte circolare sul mio conto non spenderò una riga: per quelle esistono sedi più adatte di un comunicato, e le frequento volentieri. Né mi dilungherò su chi, colpevole di aver cercato sponsor per l’Enna Calcio, si è ritrovato improvvisamente senza lavoro. In certi ambienti, evidentemente, aiutare la squadra della propria città è considerato un fallo da cartellino rosso. Diretto.
Una città in panchina. L’Enna Calcio, risalita in dieci anni dalla Prima Categoria alla Serie D, dovrebbe essere il fiore all’occhiello del territorio. Invece viene trattata come un fastidio da parcheggiare fino alla prossima campagna elettorale, quando, statene certi, tornerà di gran moda farsi fotografare con la sciarpa gialloverde al collo. I bambini, le famiglie e i tifosi non chiedono miracoli: chiedono di poter andare allo stadio la domenica nella propria città. Una richiesta talmente rivoluzionaria che, a quanto pare, necessita di una delibera mai scritta.
Fine primo tempo. La pazienza ha esaurito i minuti di recupero e la corda, tirata da troppe mani, si è spezzata. Da oggi niente più appelli, lettere aperte o lamentele: si passa ai fatti, nelle sedi istituzionali, sportive e, ove necessario, giudiziarie, a tutela della Società, dei suoi tesserati e di tutta la città di Enna. Il secondo tempo, stavolta, lo giochiamo noi.
«Chi vuole intendere, intenda. A buon intenditor poche parole. Al primo cittadino, che di parole ne ha spese ancora meno, ricordiamo che anche il silenzio, prima o poi, va in fuorigioco.»
Giancarlo Travagin
Presidente Enna Calcio S.C.S.D.




